“Vieni a vedere lo spettacolo dove recitano i detenuti?” La domanda che mi fa Igino Caselgrandi, ottimo batterista e collaboratore del Teatro dei Venti, mi lascia un po’ perplesso: detenuti che recitano? Ma per me i detenuti sono solo numeri, quei numeri che non devi sbagliare quando calcoli i termini di custodia…comunque accetto e vado al teatro, sarà uno spettacolo per pochi, penso…
Invece il teatro è sold out; riesco ad entrare solo perché all’ultimo momento due persone che avevano prenotato hanno disdetto; entro; il teatro è pieno, si spengono le luci e comincia il primo spettacolo, Edipo re. E vedo. E capisco.
Accompagnati da una bravissima violinista-cantante, vedo l’impegno che uomini e donne -uomini e donne, non detenuti- hanno messo per prepararsi per mesi, vedo la passione nei loro occhi, nei loro gesti, vedo l’orgoglio e la voglia di sottrarsi ad una vita sempre uguale, a una routine che uccide…
Il primo spettacolo finisce, guardo il pubblico, molti hanno gli occhi lucidi mentre applaudono…ma è già ora del secondo spettacolo, I sette contro Tebe: qui gli attori -attori-non detenuti- non devono solo recitare, ma anche correre e saltare incalzati dalla batteria di Igino per simulare l’assedio e la battaglia, e uno dei ragazzi si fa anche male cadendo, ma per nulla al mondo lascerebbe il palco, la sua occasione di dimostrare che non è solo un numero, che è una persona.
Termina il secondo spettacolo, gli applausi non finiscono più, vorremmo che gli attori non se ne andassero mai…ed è ora del terzo spettacolo, Antigone.
Ma prima dello spettacolo, interviene il regista del Teatro dei Venti, Stefano Te; ci dice che le attrici -attrici, non detenute- che hanno preparato per mesi lo spettacolo, purtroppo non hanno ottenuto i permessi per uscire, perché non sono arrivati in tempo.
Stefano ci dice che avevano pensato di annullare la terza rappresentazione, ma che le attrici -attrici, non detenute- li hanno implorati in ginocchio di mettere in scena lo spettacolo, perché altrimenti tutti i sacrifici, lo studio delle parti, le prove, sarebbero stati vani; e allora cosa hanno fatto? Hanno preso gli attori degli spettacoli precedenti per comporre il coro e dato le parti ad attrici professioniste.
Il terzo spettacolo è un successo, come i precedenti, con una chitarra elettrica che sottolinea i momenti più drammatici; alla fine sono tutti lì, gli attori dei tre spettacoli, uomini e donne di ogni età e provenienza geografica, che oggi sono solo attori e ci hanno regalato emozioni che non dimenticheremo. Grazie a loro, e grazie al Teatro dei Venti per questo progetto portato avanti con caparbietà e coraggio.